Le donne di nessuno

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Siamo le donne di nessuno, quelle che hanno amato tanto e avuto meno amori, quelle che sono diventate parentesi senza volerlo, certe di essere nel momento giusto, al posto giusto con la persona giusta. Quelle che per strada le vedi felici e pensi: che fortuna quella coppia, vorrei un giorno essere come loro. Ma, cara amica, molto più spesso di quanto immagini quelle donne sono come te, in quel momento felici.

Le donne di nessuno sono quelle donne che hanno quel “qualcosa in più”, alle quali molte persone chiedono: come fai ad essere sola, sei così bella, intelligente. Scommetto che tutte in quel preciso istante si sono chieste: ma che cavolo ho che non va?

Le donne di nessuno le incroci per strada, sono quelle dalle quali molti tornano, perché anche se è durata per poco tempo, a lui resterà qualcosa di te. Quel qualcosa che l’aveva colpito e così tanto affascinato. Guardale bene negli occhi, sono donne che hanno molta più speranza di chi dovrebbe aiutarle ad averla. Hanno un luccichìo negli occhi che quando le incroci non puoi non ricordale, e quando sorridono hanno un velo di tristezza che traspare.

Noi non siamo donne tristi. Siamo più vive di altre, perché ogni volta che ci spingono  la faccia  il cuore nel fango, sappiamo come tornare a galla. Siamo quelle con il cuore più grande, che pieno di cicatrici non smette di amare. E ci riproveremo un’altra volta: siamo consapevoli che abbiamo la fortuna di sapere come rialzarci ogni volta.

Sono donne che smettono di pensare che un giorno troveranno la persona giusta. Quelle donne ci sperano ma il cuore disincantato dice loro che va bene anche così. Si sono create quel mondo dove rifugiarsi e dove stare bene, con lacrime e sforzi e dolore e rancore.

Siamo donne complicate, siamo un libro aperto con tante postille a fondo pagina, quelle postille che mai nessuno ha voglia di leggere e capire.

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di trasferte, lavoro e cambiamenti

 

Un blog lasciato a se stesso è un blog che non funziona. Dico sempre che se una persona non scrive vuol dire che è felice così come sta e non sente l’esigenza di sfogarsi scrivendo.

In questo specifico caso la realtà è un pò diversa: il io blog lo scrivo anche, ma non il mio. Io con le persone ci parlo anche troppo: ma con i clienti. Da marzo sono super presa da questo nuovo lavoro che anche se retribuito male (retribuito è un eufemismo) mi piace. Quindi, responsabile marketing e commerciale. Ebbene si.

Da maggio è successo che mia mamma si è sposata, si è sposato pure il figlio del marito di mia mamma e si è sposato il mio capo. E tre.

Da maggio è successo che sti benedetti Linkin Park li ho finalmente visti dopo circa 13 anni di attesa, e no, non è andato bene il concerto. Non per colpa dei Linkin Park, ne per la compagnia. Colpa del comune di Milano e dell’Ippodromo City Sound che con la sua organizzazione e audio di merda ha fatto si che 45.000 persone stipate come sarde (acqua! non c’era più acqua alle 21.00!!) fossero scontente dell’evento.

E poi sono anche tornata a Milano, sempre all’Ippodromo City Sound a vedere per la prima volta i Placebo, concerto stupendo e poca gente. Cioè. Parliamone. Ti girano che un pò i maroni.

Nel frattempo con i miei pochi risparmi ho deciso che era tempo ed ora di andare a fare un giro all’estero, quindi il 30 Agosto prendo un aereo che mi porta a Rodi. E vacanze meritate siano.

Ho anche fatto un salto a livello evolutivo. Quale? Affrontare qualsiasi cosa come sarebbe meglio per me. Non trattarmi più male, stare solo in posti e con persone per i quali vale la pena di stare. per tutto il resto… beh c’è tempo. È per noi stessi che non c’è tempo.

Un pò come la scelta lavorativa dell’anno scorso: mollare un lavoro sicuro per altri 3 anni e fanculo tutti. Arrivare alla saturazione non è mai la soluzione migliore, bisogna fermarsi un gradino prima.

Alla fine se mi volto indietro non mi rigiro più. Sono così. Ed è giusto così.

Ah.. uomini? no grazie, sto davvero bene così. Litigo con me stessa se necessario, e va bene così :)

Perché si mangia la notte

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Ed è per quello che la notte ci abbuffiamo. Per riempire Quel vuoto.

Quando siamo innamorati non mangiamo, o mangiamo meno, con meno foga e ingordigia.

Mangiamo di notte e pensiamo a una persona, è come commettere un atto di cannibalismo: di quello si tratta. Nutrirsi dell’altro, portarlo dentro noi, colmare quel vuoto, assaporare emozioni mancate. Deglutire lacrime di cioccolato, e baci di limone, abbracci di pasta e coccole di hamburger. E più lo fai più ti senti in colpa, ma è l’unico modo per fa tacere quella fiamma che brucia freddo, che arde, e porta solo il gelo dell’assenza.

Ecco quindi che il tuo lui ideale si trasforma in: caffèlatte e cereali ricchi di fibre + panino al prosciutto crudo + kiwi + quadratone di formaggio grana. In questo esatto ordine. O anche no. Alla fine basta mangiare.

Neanche male, loro non si lamentano di essere mangiati.

Mangiamo a caso, come sana confusione vuole. E mangiamo confusione. E diventiamo confusione.

Allora mangerò te. Così, giusto per essere chiari. E dentro di me, mi amerai.

Do what you REALLY want to do

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Okay okay okay.

Sono nullafacente, mi sono licenziata a Novembre .

“Cooosa…? licenziata?? Coraggiosa..con la crisi?? ”

Si. Licenziata. Ho scelto la salute, ho scelto di mollare una vita che mi ha fatto morire, ho scelto di non essere annientata e alienata come persona.  Ho fatto una scelta.

“Beh auguri eh! ti auguro di trovare qualcosa, ma con questi tempi.. c’è crisi eh! Bisogna stringere i denti e accettare di lavoro”

No. Stringo i denti per qualcosa per cui vale la pena. Per qualcosa per cui sono nata. Per qualcosa che… per QUEL qualcosa.

“Solo perché non hai affitto da pagare, o perché non hai figli”

Vero. Sono tornata ad abitare a casa dei miei con la coda in mezzo alle gambe. Vero non ho figli. Vero non ho un compagno. È proprio per questo che bisogna scegliere quando si è in queste situazioni. Avevo pochi soldini messi da parte.. Si insomma sono cavolacci miei no?

“si si per carità.. ma un posto fisso..”

Senti, vai a quel paese, stiamo parlando di due cose diverse. STOP.

Non sopporto lo spirito di rassegnazione. Per me la parola “rassegnati” non esiste. NONESISTEPERNULLAALMONDO.

Vi siete mai chiesti cosa volete davvero fare? Per cosa vale la pena lottare? Scegliere un lavoro che ti fa guadagnare 1500 euro al mese o farne uno a 400 perché le ore che fate non vi pesano?

Non lavorate mai a gratis. Mai. Datevi il giusto valore, date un numero in denaro al tempo che spendete per far guadagnare gli altri. Smettiamola con questi stage non retribuiti per imparare a piegar maglie in qualche negozio del centro.

Dite di anche di NO se necessario. Alzati al mattino e chiediti “what you really want to do?”; ma chieditelo davvero. Anche per le scelte più apparentemente stupide: “vuoi davvero uscire con quella persona questa sera, o staresti bene anche a casa?”. Imparate a stare da soli. Il mio prossimo step sarà quello di farmi un viaggio da sola. Non è nelle mie corde, ma prima o poi lo farò. Ascoltatevi. Fuggite dalle situazioni frustanti, agonizzanti, logoranti. Il lavoro è una parte importante, ci passiamo più di 8 ore al giorno, e magari altre 2 di auto, se almeno 7 ore le dedichi a dormire…cosa rimane? Sii soddisfatto.
Do what you really want to do.

ho talmente tante cose da dire…


che non so da dove iniziare.

E allora iniziamo con la fiera delle frivolezze che tanto Berlusconi si è dimesso ma non cambia nulla. E allora parlo di frivolezze, di leggerezza d’animo.

Sto ascoltando l’album di Noel Gallagher ed è davvero bello. E penso ai concerti degli Oasis di anni fa. Mi chiedo cosa è cambiato.

Io. Semplicemente.

Penso che ho quasi 29 anni e molto probabilmente non festeggerò con le persone che davvero vorrei avere accanto quel giorno.

E penso anche che molto probabilmente dovrei evitare di pensare se festeggiare o meno. E vedere di nascosto che succede.

C’è Paolo Fox che prevede un lungo viaggio introspettivo con potature varie ed eventuali.

Io voglio germogli da curare.

Ci sono persone che si sono fatte vive dal passato. Altre che sono arrivate dal futuro.

Ci sono cose che ho fatto seguendo l’istinto, e vorrei continuare a farle.

Ci sono cose che ho fatto sentendo la voce del cuore e che rifarei altre mille volte.

Ho voglia di un concerto.. uno di quelli da “ricordare”. Uno di quelli che macini chilometri, che in macchina canti a squaciagola, che la cena è un Capri all’autogrill, un concerto pieno di sudore, di quelli che “è meglio se porto la maglia per cambiarmi”. Voglio l’autostrada di notte, la radio spenta perchè “stasera basta con la musica, siamo in overdose”, il caffè di notte, l’ultima sigaretta.

E poi ci sono volte che non faccio quello che voglio. E la cosa mi fa star male.

La cosa bella è che non sto così male come pensavo.

L’album è finito, mettiamolo in loop.